"Quanto dura il tempo? L'eternità di un giorno" - omaggio a Theo Anghelopoulos

«Il mio prossimo lavoro sarà un film sul destino degli uomini, sui loro sogni. Il ventesimo secolo ha creato una speranza di mutamento. Ma il sogno è svanito, e adesso ci troviamo a vivere in un vuoto che le nuove generazioni dovranno riempire di contenuti ».

Theo Angelopoulos

anghelopoulos - eternità/giorno
Theo Angelopoulos, Un'eternità e un giorno (1998)

 

La fioritura civile della terra desolata

La festa di lunedì 30 maggio, a Milano, è stata un evento con pochi precedenti nella storia recente dell'Italia repubblicana. Centomila persone hanno invaso le vie della città.

A contare le bandiere rosse, si sarebbe potuto pensare a una tardiva riedizione della rivoluzione dei soviet. Di fronte a tutti quei tricolori sembrava di partecipare alla celebrazione nazionale per il 150° dell'unità d'Italia. Le migliaia di sciure griffate potevano dare l'idea di una gigantesca apertura dei saldi e le bici, numerose quasi quanto i manifestanti, conferivano una strana tonalità olandese al tutto.

Perché a Milano non si è celebrata la vittoria di uno schieramento politico. Lunedì scorso, a Milano, si è festeggiata la rivoluzione. Il re è nudo e in Italia soffia il vento primaverile di una nuova stagione politica.

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Ma il vento non basta: non ci sarà vera rivoluzione fino a quando non avremo cambiato radicalmente classe politica. Giuliano Pisapia ha vinto perché è stato interpretato come il portavoce non di una sbiadita riesumazione del fossile dell’Ulivo quanto invece delle ancora inespresse esigenze delle nuove generazioni. Ma Giuliano Pisapia ha più di sessant'anni. È fondamentale che noi, nati al tramonto del Novecento, prendiamo in mano il presente. E non perché invitati a farlo da qualche illuminato, anziano signore. Ma perché il futuro non appartiene ad altri che a noi. L'Italia dei nostri genitori volge...

 

Primavera di Maggio

È in atto un sommovimento geologico delle categorie della politica e, in questa accelerazione dei tempi, la forza dinamica sprigionata dalla crisi può essere convertita in energia produttiva. La principale sfida politica e intellettuale che attende l’Italia è trovare la misura per riconoscere, chiamandoli con nuovi nomi, quanti sanno governare il presente e progettare il futuro, rispetto a quanti difendono l'esistente come il miglior mondo possibile. Il compito richiede coraggio – virtù politica per eccellenza.

Sull’orizzonte di questa scommessa ci siamo incontrati, qualche mese fa, noi congiurati del manifesto di ottobre: già lo scorso autunno, quando il voto del 15/16 maggio di Milano e di Napoli e di tante altre città poteva sembrare un miraggio impossibile, insieme a poche altre iniziative, culturali e politiche, abbiamo tempestivamente preavvertito e ...

 

c'è un altro federalismo

La questione del federalismo è divenuta quanto mai cruciale, sia per la tenuta della maggioranza di governo sia per la ridefinizione del patto sociale e di quello civile nel paese. È sconcertante pensare che una male assortita proposta di attuazione del federalismo fiscale, che coniuga più accentramento insieme a più trasferimenti dello stato e una diminuita autonomia impositiva, possa costituire la simbolica bandierina che copre le ambizioni secessioniste della Lega. Così, mentre celebriamo il 150° anniversario dell’unità i cittadini italiani sono spettatori sconcertati del reality di Arcore: si dividono in indifferenti e insofferenti, invidiosi e indignati, ma sono uniti in un crescente distacco dalla politica e dal governo della cosa pubblica. Anche nel caso del federalismo assistiamo ad un rovesciamento spregiudicato del significato delle parole.

Così il decreto attuativo del federalismo municipale, se non modificato, creerà un buco di 3-4 miliardi, altrimenti darà luogo ad un aumento delle tariffe municipali. La Lega affida alla sua approvazione la dimostrazione della propria efficacia politica e la sua utilità elettorale. Proprio l’articolo 1 della legge 42/2009 cui si riferiscono i decreti attuativi in discussione, riferendosi all’articolo 199 della Costituzione afferma che vanno assicurate «autonomia di entrata e di spesa di comuni, province, città metropolitane e regioni e garantendo i princìpi di solidarietà e di coesione sociale, in maniera da sostituire gradualmente, per tutti i livelli di ...

 

federalismo democratico: come riformare la pubblica amministrazione

testo preparato in occasione della presentazione del libro Federalismo democratico per un dialogo tra uguali di Luca Meldolesi

prima parte
A.1 Il tema di come riformare la Pubblica Amministrazione, la priorità  delle riforme nazionali, viene qui esaminato sotto il seguente profilo: come migliorare le modalità di gestione della 'macchina pubblica', in termini di qualità dei servizi prestati ai cittadini, in rapporto al loro costo in termini di tasse e tariffe, sulla base dei risultati ottenuti; oppure, specularmente, come mitigare il dissenso, l'insoddisfazione o addirittura il conflitto che divide cittadini e istituzioni su come viene oggi gestito lo Stato. Il tema viene sviluppato con due obiettivi: cercare di chiarire le ragioni della insoddisfacente situazione attuale, e precisarne la soluzione in chiave di 'federalismo democratico'.

La questione così posta si può collocare al crocevia di almeno tre fondamentali e delicate questioni  di equilibrio istituzionale:
A.1.1 il bilanciamento tra interessi collettivi e particolari, sia al centro che in periferia;
A.1.2 il bilanciamento tra poteri, tra le istituzioni centrali e nel territorio, con la ridefinizione della 'colla istituzionale' che deve tenere insieme il paese;...

 

la presa di parola

Italia, ottobre 2010/gennaio 2011: studenti, intellettuali, operai, artisti fanno sentire la loro voce contro l’attacco alla scuola pubblica, alla ricerca, al teatro, ai diritti politici e civili. Dopo lunghi decenni di torpore – dei nervi, dei cuori, delle intelligenze – la presa di parola rianima la passione del presente: contro ogni accidia rinunciataria “vile, mediocre, servile, feroce”, come viatico la Ballata delle madri  di Pier Paolo Pasolini (1962)

Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?     

Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.

Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.
Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.

Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!

Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
– nel vostro odio – addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.


 

gli studenti, gli assassini e la soglia del sospetto

“Genitori, dite ai vostri figli di stare a casa, quelle manifestazioni, sono frequentate da potenziali assassini.”
Maurizio Gasparri, dicembre 2010

Le recenti dichiarazioni del senatore Maurizio Gasparri, di condanna al movimento studentesco italiano, sono forse la versione più aggiornata della logica brutale del potere e della sua auto-conservazione. L'idea che il senatore suggerisce è infatti che le manifestazioni siano eventi pericolosi, dove il ragazzo che manifesta al tuo fianco pindagine su un cittaino..otrebbe poi rivelarsi il tuo assassino. A fronte del senso di forza che l'unità dei molti suscita in chi manifesta, Gasparri contrappone il sospetto generalizzato verso il prossimo, che isola e divide.

“Sotto ogni criminale può nascondersi un sovversivo, sotto ogni sovversivo può nascondersi un criminale!” esclama il protagonista del film Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, nel discorso che inaugura la sua presidenza dell'ufficio politico della questura, dopo essersi occupato per anni della “sezione omicidi” (sic!).

“Sotto ogni criminale può nascondersi uno studente, sotto ogni studente può nascondersi un criminale!” sembra fargli eco il senatore.  ...

 

parrhesia: se a parlare sono i monumenti

Molti fra i firmatari del Manifesto di Ottobre – ricercatori precari e docenti di ruolo della scuola e dell’università, studenti universitari e parlamentari – in questi giorni hanno preso la parola, in varie forme pubbliche, contro la riforma Gelmini. Una proposta di legge che qualcuno di noi, anche nelle sedi istituzionali, sta cercando di migliorare, almeno in qualche aspetto significativo, ma che molti di noi giudicano non rimediabile nell’impianto e nella sostanza. Perché rilanciare la scuola e la ricerca significa mettere in gioco idee e passioni, risorse e dispositivi efficaci: significa credere che la scuola e la ricerca siano non una voce di spesa da contenere, ma il capitolo importante di un progetto di crescita, civile culturale ed economico del paese.

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La legge Gelmini nasce come risposta a un’esigenza profonda di riforma dell’architettura della scuola e della ricerca in Italia: ma nasce senza anima-struttura, senza cuore-passione, senza cervello-progetto, senza risorse-finanziamenti. La proposta di riforma dell’ordinamento universitario, anche nei suoi aspetti positivi, è confinata sul piano meramente teorico, mentre sul lato pratico emerge solo la rinuncia a investire e l’attitudine a tagliare in orizzontale le risorse alla scuola e alla ricerca pubblica, che il governo in carica pare ritenere una realtà, se non nemica, estranea alla propria constituency sociale ed elettorale. Già prima del governo Berlusconi, la spesa pubblica per l’Università in rapporto al Pil era in Italia dello 0,8%, contro una media Ocse dell’1,3. Anche scontando i minori tagli previsti dalla legge di stabilità 2011, insieme alla riforma Gelmini è stata imposta un’altra dieta di circa 1 miliardo di euro nel quadriennio 2009-2012. E nel contempo il governo finanzia e dà riconoscimenti (economicamente ma anche simbolicamente importanti) alle istituzioni scolastiche private, non tanto per attivare e incoraggiare una positiva, virtuosa, concorrenza ma consolidando rendite di posizione di enti privati, vecchi e nuovissimi, la cui virtuosità ed efficienza è quanto meno dubbia.

Per tutti i paesi del mondo la ricerca è una risorsa non solo di cultura e civiltà ma anche per lo sviluppo economico e produttivo. In Italia la scuola pubblica è un bene prezioso che, fino a qualche anno fa, il mondo ci invidiava. Oggi l’insegnamento pubblico scolastico e universitario è affidato formalmente a una casta chiusa che difende i propri privilegi e, di fatto, a una massa oscura di ‘invisibili’ – insegnanti e ricercatori precari sul piano contrattuale e abusivi su quello accademico – che non hanno alcun riconoscimento economico né alcuna rappresentanza sulla scena pubblica. Non vogliamo certo difendere lo stato di fatto: la scuola e la ricerca in Italia hanno bisogno, certo, di una riforma. Ma di una riforma che abbia anima e respiro, cuore e progetto: che abbia alle spalle un governo capace di indirizzi strategici, che dimostri di crederci investendo le adeguate risorse economiche. Per l’espressione del merito e delle virtù non basta invocare generici, e insidiosi, riconoscimenti ‘meritocratici’: c’è bisogno di mobilitazione di sapere e di intelligenze, di coraggio nelle scelte e nelle forme di attuazione.
Belli sono i monumenti-simbolo italiani. Belli sempre, anche se troppo spesso malconci per l’incuria e l’ignoranza delle istituzioni che dovrebbero proteggerli; e in questi giorni più belli ancora perché vivi e parlanti. Il Colosseo a Roma, la Torre di Pisa, la Specola di Padova, San Marco a Venezia – le pietre della memoria della civiltà italiana negli scorsi giorni sono stati convocati dagli studenti come giganteschi, meravigliosi, supporti delle parole della protesta dei ‘più esigenti’ tra i cittadini, che mettono in campo la passione del presente per uscire dal disincanto e dal cinismo. Reincantare il mondo e, soprattutto, progettare una nuova politica: il ‘partito della congiura’ prende la parola, per il rilancio della paideia, sullo sfondo dei monumenti dell’Italia che amiamo.

 

Interventi dei firmatari del manifesto di ottobre

 

una riforma da riformare

Sto scrivendo nel pomeriggio del 27 novembre 2010. La discussione parlamentare della riforma universitaria che prende il nome dal ministro Mariastella Gelmini è in corso e tutto appare fluido e incerto; a render le cose ancor più complesse, c’è il fatto che una riforma su un argomento di quest’importanza dovrebb’esser varata da un governo forte e stabile, mentre questo appare in bilico. Prudenza vorrebbe quindi che non si parlasse di quest’argomento se non quando la riforma sarà passata dalle due Camere e con certezza, salvi gli eventuali rilievi del Presidente della Repubblica, fosse divenuta legge. Ma purtroppo, in questo come in altri casi, la prudenza cozza con l’opportunità morale, la quale prescrive invece che si assumano delle responsabilità prendendo posizione.

E io la prendo. Tanto più ch’è stato firmato da alcuni docenti di vari Atenei un comunicato nel quale alcuni colleghi ribadiscono il loro apprezzamento per il disegno di legge presentato dal ministro perché, tra l’altro, “riorganizza e moralizza gli organi di governo degli Atenei; perché limita la frantumazione delle sedi universitarie, dei corsi di laurea e dei dipartimenti; perché introduce norme più efficaci e razionali per il reclutamento dei docenti; perché stabilisce regole certe e trasparenti per disciplinare...

 
beni culturali e paesaggio, una ricchezza italiana


video degli interventi al convegno rete e libertà

sintesi di alcuni dei numerosi interventi alla tavola rotonda rete e libertà, svolta al teatro Franco Parenti di Milano il 13 dicembre.

contro la barbarie armati di Iliade e di Odissea

commento di Salvatore Settis sul movimento degli studenti, sulla riforma universitaria e sui crolli di Pompei.

PAIDEIA SCUOLA RICERCA

parrhesia: se a parlare sono i monumenti
di Manifesto di Ottobre

una riforma da riformare
di Franco Cardini

gli studenti, gli assassini e la soglia del sospetto
di Filippo Merlo


RETE E LIBERTA

rete e libertà: per una mappa politica consapevole
di Fiorello Cortiana/Benedetto Vecchi

convegno rete e libertà
milano, 13 dicembre 2010

rete e cittadinanza digitale
di Fiorello Cortiana
anche in europaquotidiano.it


PATRIOTTISMO REPUBBLICANO E NUOVA CITTADINANZA

c'è un altro federalismo
di Fiorello Cortiana

federalismo democratico, come riformare la pubblica amministrazione
di Alberto Carzaniga

il manifesto di ottobre come nuova fonte della democrazia partecipativa
di Gianfranco Macrì

A Milano!

Il manifesto di ottobre partecipa all'incontro promosso da
Piero Bassetti e Oltreil51percento:

Milano civica, Milano riparte

martedì 24 maggio 2011, ore 20.30
Circolo De Amicis
Milano, via Edmondo de Amicis 17

prossime tappe

teatro, cinema, spettacolo: arte politica
napoli, data da definire

patriottismo repubblicano e nuova cittadinanza
roma, data da definire

paideia scuola-ricerca
siena, data da definire

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