Occidente: il tramonto della sovranità

di Franco Cardini

Chissà se i ripetuti episodi sismici che hanno turbato l’Italia negli ultimi mesi non siano apparsi a molti un’avvisaglia, non abbiano provocato per analogia una sorta di pànico diffuso a proposito del nostro futuro. Se non altro di noi “europei”, di noi “occidentali”: ma che cosa significano poi queste due qualifiche? Stiamo parlando di sinonimi o di qualità differenti?
Due brevi ma densi saggi recenti, entrambi editi dal Mulino – una delle case editrici che negli ultimi tempi si sta mostrando più attenta al presente e più sensibile ai mutamenti storici e politici –, possono forse aiutarci a dipanare il filo di quell’infida Arianna ch’è la nostra ragione all’interno del labirinto del presente.

“Il fondamentalismo democratico” – commenta Luciano Canfora – è  “l’idea (dominante nel mondo euroatlantico solo dopo la fine dei fascismi e durante la contrapposizione nei confronti dell’est ‘comunista’) che la democrazia parlamentare come si è venuta configurando nel mondo euro-atlantico sia, oltre che caratteristica di quel mondo, l’unica buona forma di governo, o, ad ogni modo, la migliore”. Ma se, dopo le pelose illusioni dell’aggressione all’Iraq del 2003 – allorché con leggerezza idiota si parlava di “esportazione della democrazia” –, oggi si dubita che essa sia in realtà esportabile fuori dell’Occidente, che cosa si vuol significare? Ch’essa, sistema per definizione perfetto o comunque migliore, non è adatta a popoli in un modo o nell’altro “inferiori”? O che invece alternative ad essa possono esserci state in passato ed esserci ancora oggi, e che sta a noi partire alla loro scoperta piantandola una buona volta con le nostre pretese di superiorità (una superiorità, fra l’altro, contraddittoriamente “democratica”) e riconoscendo che esistono valori anche nelle esperienze altrui?

Così ancora Canfora: “Campeggiano sulla scena del mondo due diverse utopie, tra loro molto distanti ma entrambe in difficoltà: l’utopìa della fratellanza e l’utopia dell’egoismo”. La riflessione sull’utopia sembra pertanto la cerniera fra i due libri e fra i tre autori. Il vecchio Joseph de Maistre avrebbe notato che in realtà la due utopìe sono sorelle, entrambe figlie del materialismo moderno che le ha generate. Ma alla base dell’utopia della fratellanza c’è comunque la memoria desacralizzata della fede cristiana, c’è l’ombra della fame e sete di giustizia della quale parla il Discorso delle Beatitudini. Alla base dell’utopia dell’egoismo c’è lo squallore dell’ auri sacra fames, il materialismo non “scientifico”, non dialettico, bensì volgare e bulimico dell’avere per l’avere, del possedere per il possedere, la cecità di un mondo che ha progressivamente trattato un mezzo – la ricchezza – come se fosse un fine.